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  • Ale Torrini

Egitto: scoperti i resti di un tempio solare della V dinastia ad Abu Gurab, a nord di Abusir...

“L'unico modo di scoprire i limiti del possibile è di oltrepassarli e finire nell'impossibile.”

Arthur Charles Clarke


Ad Abu Gurab, poco a nord di Abusir, la missione congiunta italo-polacca ha scoperto i resti di un edificio in mattoni presso il tempio solare di Niuserra, sovrano della V dinastia. Stando agli studi preliminari condotti dagli archeologi, si tratterebbe di uno dei quattro templi solari mancanti, fatti edificare dai sovrani della V dinastia, molto legati alla teologia eliopolitana, tanto da farsi proclamare per la prima volta “Figli di Ra”. Il dott. Mostafa Waziri, segretario generale del Concilio Supremo delle Antichità egiziane, ha comunicato che i resti dell’edificio sono stati raggiunti attraverso un ingresso calcareo che conduce ad un’area compresa tra i magazzini a nord e l’ampio cortile a ovest, caratterizzato da un pavimento in grandi blocchi di pietra. Il dott. Ayman Ashmawi, capo del settore archeologico egiziano presso il Consiglio Supremo di Archeologia, ha poi aggiunto che i mattoni qui trovati sarebbero stati parzialmente asportati dalle maestranze di Niuserra per la costruzione del suo tempio. Inoltre è stata rinvenuta anche una serie di oggetti in ceramica, probabilmente utilizzati per il rito di fondazione del tempio. Poi, la dott.ssa Rosanna Pirelli, responsabile della missione dell’Università di Napoli, ha parlato anche del ritrovamento di alcune placchette che riportano i nomi reali, tra cui il nome di Shepseskara, dato che potrebbe aggiungere nuove informazioni a quelle che già si possiedono sulla vita e l’attività di questo sovrano della V dinastia. Massimiliano Nuzzolo, professore di Egittologia e capo della delegazione dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, ha confermato che la missione completerà il suo lavoro nel prossimo futuro, così come viene annunciato dal dott. Mostafa Waziri.


Fonte: https://mediterraneoantico.it/ notizia del: 31/07/2022


Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha dichiarato che gli scavi saranno completati nel sito per rivelare di più su questo edificio. Ha inoltre affermato che ai resti dell’edificio appena scoperto si accedeva attraverso un ingresso monumentale costruito in calcare, che conduceva, a nord, a un’area adibita a magazzini e, ad ovest, a un ampio cortile pavimentato in fango battuto. Ad ovest di quest’ultimo sono stati ritrovati anche alcuni grandi blocchi di quarzite, con facce levigate, incastonati sotto il pavimento del Tempio solare di Niuserre.

Ayman Ashmawy, capo del settore delle antichità egiziane presso il Consiglio Supremo delle Antichità, ha spiegato che i resti dell’edificio scoperto indicano che era costruito con mattoni crudi e che venne parzialmente distrutto da Niuserre per costruire il proprio tempio. Nel sito sono stati scoperti anche molti vasi in ceramica, che potrebbero essere stati utilizzati nei rituali di fondazione. Tra questi, particolarmente importanti sono quelli rinvenuti nell’angolo nord-orientale del tempio di Niuserre, sotto le fondamenta in pietra dello stesso tempio.

Mohamed Youssef, direttore dell’Ispettorato delle Antichità di Saqqara, ha aggiunto che i depositi di fondazione sono stati trovati a livello del muro di mattoni crudi del tempio più antico e consistevano principalmente in giare per birra, ma anche in Meidum bowls e red-slipped-ware.

Rosanna Pirelli, direttrice della missione per l’Università di Napoli L’Orientale, ha dichiarato che sono stati ritrovati anche diversi frammenti di cretule con impronte di sigilli recanti nomi reali. Tra questi, figura il nome del faraone Shepseskare della V Dinastia, sul quale si hanno poche informazioni: le attuali scoperte potrebbero indicare una sua presenza ed attività presso il sito e ciò potrebbe cambiare la nostra conoscenza della storia di questo re e della quinta dinastia in generale. Massimiliano Nuzzolo, direttore della missione per parte dell’Accademia delle Scienze di Varsavia, ha confermato che la missione completerà presto il suo lavoro, nel tentativo di portare alla luce completamente l’antico tempio e svelare altri segreti su questo edificio.

Fonte: https://www.finestresullarte.info/ articolo 8/8/2022


Egitto, terra dei misteri e, per chi crede in Atlantide, luogo in cui più che in ogni altro gli antichi atlantidei lasciarono la loro impronta. Se le grandi piramidi della piana di Giza non cessano di destare stupore, non mancano altri siti altrettanto misteriosi e affascinanti. Uno di questi è Abu Gorab, che si trova sulla riva occidentale del fiume Nilo a poco più di 20 minuti di automobile da Giza stessa. Il sito è chiuso al pubblico: ecco cosa ne dicono gli archeologi, e cosa possiamo dedurre che invece non viene detto.

Ad Abu Gorab si trova un complesso di costruzioni che iniziarono ad essere scavate solo verso la fine del XIX secolo. In particolar modo furono portati alla luce due templi, quello di Niuserra e quello di Userkaf. Secondo la ricostruzione fatta dagli egittologi sulla base dei papiri di Userkhau, questi sono due di sei “templi del Sole” costruiti dai faraoni della V dinastia. Quindi, all’incirca 2400 anni prima di Cristo. Il tempio di Niuserra è quello che da subito ha attirato il maggior interesse degli studiosi. La costruzione un tempo era divisa in due parti, una superiore e una inferiore, collegata da una sorta di “corridoio” o, per meglio dire, strada. Nella parte superiore del tempio c’era un vasto cortile dove si trovano due dei manufatti più interessanti. Quello che resta di un obelisco e la piattaforma su cui (sempre secondo le ricostruzioni ufficiali) si svolgevano i sacrifici di animali. Il tempio era infatti dedicato alla venerazione del dio Sole, così come si faceva nell’antica città di Eliopoli. I sacerdoti si riunivano qui, probabilmente al tramonto, per pregare il Sole che era considerato una divinità. Da questo culto sarebbe poi scaturito quello del dio Ra, di Iside e Osiride, e l’attribuzione divina al faraone stesso. Fin qui, quanto abbiamo riportato è quanto si può trovare in qualsiasi fonte che sia rispettosa dei canoni ufficiali della scienza archeologica. Ma addentriamoci noi stessi in questo sito molto antico, a cui purtroppo non si può accedere davvero ma che possiamo visitare con gli occhi della mente (avendo cura di tenerli ben spalancati). La prima cosa che stupisce, come spesso accade, è la grande precisione di ogni elemento costruttivo rimasto. I materiali usati in questo sito sono tre: alabastro, calcare e granito rosso. La prima cosa che lascia senza fiato sono proprio i blocchi di granito rosso. Sono perfettamente squadrati, e disposti con precisione estrema. Va precisato che ognuno di essi pesa svariate tonnellate. Da certi particolari, si capisce che dovevano originariamente essere disposti proprio come sui fianchi delle grandi piramidi, ad incastrarsi perfettamente l’uno con l’altro. Ma poi si nota anche un’altra cosa. I blocchi sono sparsi un po’ ovunque, come se una grande mano li avesse messi in disordine. L’impressione che se ne deriva è che ci sia stato un evento cataclismatico di grande violenza che ha letteralmente sconquassato il sito. I blocchi sono disordinatamente sparsi ovunque, come se un bambino avesse rovesciato il suo secchiello di costruzioni sul pavimento. Disposti in maniera un po’ più ordinata, ma chiaramente non nella posizione in cui erano stati originariamente pensati, ci sono dei bacini circolari. Ognuno di essi ha, nella parte esterna, un’incisione curiosa, che ricorda molto degli ingranaggi di un orologio o di un qualche meccanismo. Internamente, ci sono dei fori, realizzati con perizia estrema. Secondo l’interpretazione ufficiale, erano i catini entro i quali veniva fatto scorrere il sangue delle vittime. La collocazione attuale dei bacini di pietra da pensare che qualcuno li stesse spostando, ma che si sia dovuto interrompere bruscamente. Riguardo all’obelisco, di esso rimane ben poco oltre alla base. Impossibile dire quanto fosse alto, o cosa raffigurasse. Infine, c’è la strana piattaforma in basalto. Essa ha una forma molto peculiare, che secondo diversi commentatori ricorda uno specifico geroglifico egizio, “hotep” o “hetep”. Abbiamo trovato due traduzioni: offerta o pace. Ciò che attira di più l’attenzione, oltre alla forma decisamente singolare, è l’alabastro di cui è fatto l’altare. Nonostante le molte speculazioni, nessuno sa davvero che cosa fosse questa piattaforma. L’alabastro è detto anche “cristallo d’Egitto”, ed è una pietra dalle enormi qualità psichiche di risonanza. Naturalmente, questo è un elemento che nessun egittologo prenderebbe in minima considerazione. In una delle fonti da noi consultate (ma, ad onore del vero, non siamo riusciti a trovare altri riferimenti, e saremo grati a chiunque volesse fornirci dati in aggiunta) abbiamo trovato anche il riferimento alla “Chamber of the Universe”, la camera dell’Universo. Si tratterebbe di una piccola stanza buia collocata sotto l’obelisco, esposta a sud ma il cui accesso è a nord. Sulle sue pareti, sarebbero raffigurate immagini del mondo naturale. Chi racconta di questo particolare, sostiene la teoria secondo la quale il Tempio del Sole (e gli altri “templi” assimilati ad esso) siano luoghi antichissimi. I faraoni egizi della V dinastia non li costruirono: li trovarono già in rovina, ma li usarono per i loro scopi. A cosa servissero originariamente, è difficile dire. A meno che non si attinga alle tradizioni tramandate oralmente dal popolo egizio, che chiamava la sua terra non “Egitto” ma “Khemet” (o kemet). Secondo questi racconti, la terra di Khemet era popolata in tempi antichissimi. I luoghi sacri, come Abu Gorab, erano quelli in cui si poteva “risuonare” con l’Universo e con le sacre energie che lo abitavano, dette “Neters”. A volte queste energie potevano persino assumere forma “fisica”, grazie a “portali” come quello in alabastro presente ad Abu Gorab. Queste sono storie tramandate oralmente, come dicevamo, e tenute in nessun conto dalla scienza e dall’archeologia. L’Egitto è una terra antica, e ricca di misteri. Abu Gorab non è che uno dei tanti, ma forse uno dei più affascinanti, forse più delle piramidi stesse. C’è chi dice che i templi del sole e le piramidi siano due fasi di una crescita successiva. C’è chi dice che tutti i luoghi attribuiti ai faraoni fossero in realtà preesistenti, costruiti da mani che avevano mezzi inimmaginabili persino per i potenti faraoni. Come sempre, qui non ci sono risposte certe, ma legittimi dubbi. Le spiegazioni che vengono date dalla “scienza ufficiale” sono spesso incomplete, rassicuranti di certo, ma poco convincenti. Mancano gli indizi, e i pochi che ci sono, in verità, sembrano dire altro. Solo che l’altro che raccontano è troppo stupefacente o fantastico per poter essere accettato dalla nostra mente di uomini moderni e razionali. Ci crediamo “migliori” di chi ci ha preceduto, di più larghe vedute. Ma forse erano davvero i loro gli occhi che sono stati in grado di guardare più lontano di quanto noi, ormai, non siamo più nemmeno in grado di immaginare.


Fonte: https://www.saggiasibilla.com/



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