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  • Ale Torrini

Fiume Sepik

“I fiumi sono strade che camminano, e che portano dove si vuol andare”... Blaise Pascal


Vi racconto il Sepik, un viaggio straordinario... by Nuccia Faccenda


L’ho chiamato il fiume fiorito.

Il fiume Sepik è il fiume più lungo di Papua Nuova Guinea (1126 chilometri), nasce oltre il confine nella parte indonesiana della grande isola e in anse ampie e lente, raggiunge l’oceano Pacifico.

Il dislivello del letto del fiume è scarsissimo, per cui si formano laghi, paludi, tutti ricoperte di fiori galleggianti viola. E’ stato il viaggio più emozionante e più duro della mia vita e ho pensato molto a come raccontarlo, condensando tanti ricordi in poche righe. L’avvicinamento è iniziato a Singapore, da lì un volo ci ha portato a Port Moresby, la capitale di Papua Nuova Guinea e poi a Madang, sulla costa est. Ma il viaggio vero doveva ancora iniziare a Wewak.. Siamo arrivati al villaggio di Angoram sulle rive del fiume, con un camion adibito al trasporto delle persone, nel cassone ovviamente. Devo fare una premessa: proprio in quei luoghi così strani e particolari, ho scattato pochissime fotografie e so che se ci tornassi farei lo stesso. La gente è meravigliosa, mai come a Papua abbiamo trovato tanti amici, tante persone disposte ad aiutarci e ad accompagnarci, a darci consigli, a proteggerci. Il loro aspetto ci incuriosiva, certo: capigliatura riccia ed arruffata, tatuaggi dappertutto, orecchie forate e allungate, guance segnate da scarnificazioni decorative e i denti rossi per la masticazione della noce di betel. Insomma per i nostri canoni occidentali le persone apparivano affascinanti e inquietanti, soprattutto perché quasi tutti gli uomini portavano un machete alla vita. Invece seduti tutti stretti nel cassone del camion, per un viaggio durato ore, lungo una strada sterrata piena di buche, siamo diventati amici e ovviamente abbiamo dovuto masticare anche noi la noce che allappa la lingua. Sul camion c’era un odore davvero nauseabondo, un odore di rancido fortissimo e non è stato facile arrivare a destinazione tra gli scossoni senza stare male, tutti stretti gli uni agli altri. Finalmente al villaggio, abbiamo potuto organizzare la nostra risalita del fiume in canoa, un lungo viaggio che ha richiesto un equipaggiamento ad hoc, molto spirito d’avventura e molto DDT.

Le cose indispensabili che abbiamo portato con noi:

- Amuchina per disinfettare l’acqua da bere

- medicine, compresi aghi per cucire le ferite e tutto ciò che serve per pronto soccorso

- sacco-lenzuolo di cotone che consente di dormire in ogni condizione con i 3 lati ben chiusi

- scarponcini da trekking

- k-way

- cibo ( carne in scatola e riso)

Io avevo con me anche la zanzariera, ricordo la nostra guida che ci dava indicazioni: “una persona = una zanzariera, se tu due persone una zanzariera = tu ti ammali”. Nella lista non ho messo il repellente per le zanzare, perchè merita una nota a parte. Lo avevamo certo, ma ragazzi quante ce n’erano! Nuvole di zanzare sempre intorno, giorno e notte. Avevamo esaurito le nostre bombolette e allo spaccio ne ho comprata una del posto, Mortein, si chiamava. Il mio compagno di viaggio mi ha dato della pazza, diceva che non avrei dovuto usarla, che non bisognava respirare quella roba ecc.. bè, vi assicuro che già nel pomeriggio ce lo spruzzavamo dappertutto, anche sotto i vestiti. Ma che emozione la partenza! La canoa lunghissima filava contro corrente a tratti veloce e a tratti lenta, frenata dalla vegetazione del fiume. Le ninfee violette circondavano la barca e bisognava spingere con lunghi bastoni per avanzare. Lungo il fiume vedevamo le palafitte dei villaggi animate da bambini e animali, mentre la sensazione di entrare in un mondo allo stesso tempo nuovo e primitivo si faceva fortissima e sconvolgente. Ogni poco scrosci di pioggia ci inzuppavano fino alle ossa, poi il sole ci scottava la pelle, il naso e le mani aggrappate ai bordi della canoa. Per la prima sosta ci ha ospitati una famiglia nella casa sul fiume. La casa di legno era costruita su pali conficcati nel fango, al piano del terreno, sotto il piano abitato, la famiglia vive di giorno. Si accende un fuoco per cuocere il cibo e il fumo scaccia le zanzare, non tutte... La padrona di casa, cucinava qualcosa di bianco in una padella, sembrava una frittata, ma aveva lo stesso odore acre che sentivo nel cassone del camion!!! Noooo!! Così ho imparato cosa fosse il sago, un amido estratto dal midollo di alcune palme e l’ho mangiato, come avrei potuto rifiutare? Una fetta di sago, mezza banana e un pescetto di fiume affumicato. Stavamo seduti intorno al fuoco, la guida spiegava alla famiglia chi eravamo, loro ci osservavano attenti e noi osservavamo loro, stupendo! Da quel punto, nella prosecuzione del viaggio, ci siamo cucinati da soli il riso condito con la carne in scatola, abbiamo mangiato solo quello per giorni, ma meglio così. Quando approdavamo in un villaggio tutti ci salutavano con affetto e curiosità, i bambini ci correvano incontro, ci accompagnavano in giro, tra le magnifiche case di legno e di foglie, decorate e meravigliose. Le storie, le leggende, si mescolavano a una natura senza pari, forte, dura, potente, amica e nemica. Ci raccontavano che quando Dio creò il mondo, spartendo i pericoli e le minacce un po’ dappertutto, gettò tutto ciò che aveva avanzato, vulcani, serpenti, maremoti... in Papua Nuova Guinea. Forse è vero. La sopravvivenza nel Sepik non è facile, ma la gente è fiera, amichevole e accogliente, sei loro ospite e il rapporto è assolutamente paritario e dignitoso, per questo non ho scattato molte fotografie. Siamo stati nelle House Tambaran, le case degli spiriti, tutte decorate e dipinte. Il culto degli avi, le lotte tribali, le tradizioni, sono fortissimi e hanno resistito negli anni alle influenze esterne. In alcuni villaggi ci sono delle tettoie adibite a chiesette, costruite dai missionari. La gente del villaggio ci va volentieri, ma se ha un problema qualsiasi, anche di salute, ricorre spesso ai riti locali. Scherzando la guida diceva: “Certo adesso c’è una piccola chiesa, ma prima di costruirla si sono mangiati 12 missionari!” Ridevamo.. L’artigianato è sublime, maschere, statue, oggetti rituali, grandi animali, scolpiti nel legno tenero. L’avete vista la mia donna di legno del Sepik? Ho portato a casa lei, ma anche maschere e scettri da cerimonia e una grande iguana di legno rossiccio. Mi raccomando, se andate sul Sepik, accertatevi che i manufatti, soprattutto le maschere, non abbiano parti umane, come i denti o i capelli.. E’ sempre più raro, ora usano i denti di animali, ma non si sa mai..


Fonte: http://www.isalei.it/mag/5917-vi-racconto-il-sepik/


Cannibalismo e occhi bruciati al fiume Sepik

Siamo stati dentro per un po' Papua Nuova Guinea e quindi penseresti che saremmo abituati al sole, al caldo e al cibo.

Abbiamo già camminato attraverso la giungla con il fango come una scottatura solare, abbiamo scalato la montagna più alta dell'Oceania senza troppa preparazione e abbiamo ballato e cantato al più grande festival tribale del paese. Ora era il momento di scoprire il fiume più lungo, il fiume Sepik, del paese.Non ci sono molte strade in Papua Nuova Guinea, quindi per arrivare ovunque dovrai volare. Questa volta abbiamo volato da Mount Hagen a Port Moresby e poi via Madang a Wewak. Da lì abbiamo preso la macchina. Un viaggio che normalmente dura 6 ore, ma con noi ovviamente 8 ore, fino a Pagwi.

Il fiume Sepik è il fiume più lungo (1.146 km) dell'isola della Nuova Guinea e il secondo più grande dell'Oceania in termini di volume di portata dopo il fiume Fly. La maggior parte del fiume scorre attraverso le province di Sandaun e East Sepik della Papua Nuova Guinea, con una piccola parte attraverso la provincia indonesiana di Papua. Una volta a Pagwi e dopo uno strano pernottamento a casa di qualcuno, partiamo la mattina presto in barca verso alcuni villaggi lungo il fiume. Questo ovviamente non è senza problemi. Il motore della nostra barca ha qualche problema di avviamento e quindi partiamo non una, non due, ma tre ore in ritardo rispetto al previsto. Abbiamo elevato la pazienza a una forma d'arte. Con il cocco in mano e la palma come ombrello, aspettiamo. Dopo tre ore finalmente possiamo partire. Il sole brucia sulla nostra pelle, ma la brezza sull'acqua è meravigliosa!

Missionari olandesi Visitiamo diversi villaggi. Alcuni più interessanti di altri. Alcuni sono costituiti solo da poche case mentre altri hanno persino una chiesa. Dopo aver visitato alcune case e aver mangiato qualcosa, arriviamo in un villaggio un po' più grande. Qui daremo un'occhiata alla casa degli spiriti. Una casa dove solo gli uomini sono i benvenuti. Quando chiedo perché le donne non possono entrare, ridono solo. E se le donne hanno una casa del genere da sole? No, non essere sciocco, sono troppo occupati con la casa, i bambini, cucinando e lavorando la terra. All'arrivo saliamo su una collina e veniamo accolti da Sansone, il capo del villaggio. Quando sente che siamo olandesi, riceviamo una seconda stretta di mano in più. Nel 1945 alcuni religiosi olandesi vennero qui per imporre la loro fede alla popolazione locale. Ci sono riusciti, tutti qui sono diventati cristiani. Sono contenti che gli olandesi siano venuti perché, oltre alla religione, hanno portato anche conoscenza e sviluppo. Hanno costruito non solo una chiesa ma anche un centro medico. Il più grande della piccola regione. Inoltre, gli olandesi pensavano che fosse importante mantenere le proprie tradizioni e cultura, tranne per il fatto che dovevano diventare cristiani, ovviamente. Di conseguenza, il villaggio è ancora quasi incontaminato e la chiesa ha anche un tocco locale e culturale grazie ai totem che contiene. La chiesa assomiglia un po' alla casa degli spiriti in cui camminiamo.

La caverna dell'uomo, chiamata anche Spirithouse

Anche questo è costruito con totem. I due più grandi rappresentano i due clan più grandi della regione, i più piccoli sono i sottoclan. All'interno, gli uomini si riuniscono per fumare, raccontare storie e talvolta dormire. Per diventare un uomo dovrai anche restare qui per qualche mese. Viene quindi applicato un grande tatuaggio. Non proprio un tatuaggio; la pelle viene aperta con una lama di rasoio, quindi la polpa viene rimossa da sotto la pelle. Con questo tatuaggio non perdi solo molto sangue, ma anche carne. Nella Spirithouse si riuniscono anche per creare maschere, bastoni da passeggio e altri freubel. Ovviamente ne compriamo alcuni. Poi è il momento di passare dalla caverna degli uomini alle donne.

Un benvenuto con un po' di cantilena

Si sono preparati a cantare per accoglierci. Naturalmente gli uomini sono i benvenuti qui ora. A volte non proprio, quelli sono momenti in cui le donne possono infrangere la legge e quando le ragazze diventano donne. Mi chiedo quale legge venga infranta, ma questa domanda rimane senza risposta. Le donne sono vestite con una gonna di foglie e una collana di conchiglie per la quale hanno dovuto scambiare cose con le persone che vivono sulla costa. Hanno imbrattato i loro corpi di fango e così hanno fatto le loro facce. Alcuni portano ancora dei fiori tra i capelli. Le ragazze hanno anche un tatuaggio. È qualcosa di nuovo nella cultura, motivo per cui le donne anziane non ce l'hanno. È bello vedere che le antiche tradizioni e culture stanno ancora cambiando. Vediamo due balli. Un ballo di benvenuto e un ballo di felicità e speranza. Sembra un po' disordinato e non si può davvero definire il ballo davvero bello, ma è bello da vedere. Le donne anziane ballano con orgoglio, le ragazze con un po' di vergogna. Andrà bene. La più piccola balla in boxer e con un osso di maiale in testa.

Cannibalismo sul fiume Sepik

Continuiamo il nostro tour attraverso il villaggio. Ci viene detto che gli evangelisti olandesi furono quasi mangiati dai cannibali, ma la parola di Dio li salvò. Certo. Secondo queste fonti locali, gli olandesi furono i primi ad avventurarsi nella pericolosa zona di Sepik ea uscirne di nuovo. Hanno fatto amicizia qui. Un signor Jansen che ha costruito qui il centro medico è particolarmente popolare. E i cannibali sono spariti da tempo. “Mio nonno mangiava umani, ma solo nemici, non whity come te”. Buona cosa, anche. E con questa rassicurazione torniamo alla canoa. Prendiamo una noce di cocco per la sete. Proprio quello di cui avevamo bisogno!

La nostra residenza governanti

Arriviamo a quella che sarà la nostra dimora; governanti.

Qui ci prepariamo per una visita al villaggio.

Sono molto curioso, perché sembra bello da lontano.

È una breve passeggiata lungo, o meglio perché è così asciutto, il letto del fiume.

Camminiamo per questo fantastico villaggio e vediamo una bella casa dopo l'altra. Il tutto costruito su palafitte, contro le inondazioni e il freddo da terra. Ci sono palme e banani ovunque. Ci sono cani, gatti e maiali in giro. Vediamo anche un falco addomesticato. Ci sono anche molti bambini che corrono in giro, nudi con grandi pance. Quest'ultimo è dovuto ai vermi nel loro stomaco. A proposito, ci sono anche le zanzare e sto impazzendo. Decidiamo di andare alla cascata. Dopo una brevissima immersione pensiamo che sia sufficiente. Troppe zanzare si radunano attorno a questa deliziosa fonte d'acqua. Così velocemente tornate al villaggio. Qui siamo ricevuti dal suono di un tamburo. Sembra quasi un segno di guerra. Ma non lo è, è un cantare. Uomini e una donna sono pronti a saltare e cantare in cerchio. Anche questo cantare sembra un po' scomodo, ma divertente. Gli uomini sono ben vestiti con copricapi e hanno anche una guaina per il pene. Qualcosa che non abbiamo visto prima ma che ci aspettavamo. Ma non preoccuparti, niente natiche nude. Gli uomini indossano tutti boxer o pantaloncini sotto le gonne. Dopo lo spettacolo torniamo lentamente al rifugio. Si avvicinano i temporali e non vediamo l'ora che si raffreddi un po'. I miei occhi hanno bisogno di riposo e decido di andare a letto presto e dormire un po'. Si spera questa notte senza svegliarsi dal dolore.

Occhi bruciati sul fiume Sepik

Bruciarti gli occhi fa male. La mia più grande paura non è la morte, nemmeno l'acqua profonda, ma la cecità. Penso che essere ciechi sia la cosa peggiore di tutte. Sul fiume Sepik in Papua Nuova Guinea, mi sono bruciato gli occhi per il primo e, si spera, ultimo, nella mia vita. Ormai vivo all'equatore da quasi un anno, non avevo gli occhiali da sole. Ho navigato per giorni attraverso l'Oceano Atlantico, non ho avuto problemi con il riverbero dell'acqua. Ma un giorno intero sul fiume Sepik, 160 miglia di navigazione in Papua Nuova Guinea e mi sveglio quasi urlando nella notte di dolore. I miei occhi bruciano, pungono e lacrimano! È come se lo strato anteriore dei miei occhi si stesse lentamente staccando, come se le mie palpebre si fossero trasformate in lamette da barba che scivolano dolorosamente lentamente sugli occhi. Non oso strofinarmi gli occhi con le mani, perché questo pomeriggio ho catturato un pesce che è saltato accidentalmente nella nostra barca. Quello nel mezzo. Poi il foglio, ma è inarrestabile. Yuri si sveglia presto. Metti degli antidolorifici lì dentro. Non posso sdraiarmi, né apro gli occhi. La paura colpisce; e se divento cieco?! Dopo un po' gli antidolorifici iniziano a funzionare e posso riprendere il sonno. La mattina dopo tutto sembra funzionare di nuovo bene. Fino a quando non voglio trasferire qualcosa dal mio cellulare all'iPad. Non vedo affatto chiaramente. Il dolore è praticamente scomparso. Un piccolo esercito di uomini con piccoli martelli si raccoglie dietro i miei occhi, ma posso vedere, posso vedere. Solo non ancora nitido...

Quindi oggi indosso gli occhiali di Yuri. Perché non ho gli occhiali da sole io stesso? Be', ne avevo uno, ma Yuri si è seduto su di esso nella prima settimana del viaggio. Quindi non ce l'ho più. Fortunatamente, Yuri ne ha ancora uno che ora mi metto in testa con tutto il mio amore. Dà pace ai miei occhi. Speriamo solo che Yuri non si bruci gli occhi.


Fonte: https://www.wereldreizigers.nl/it/Oceania/Papua-Nuova-Guinea/il-cannibalismo-del-fiume-sepik-ha-bruciato-gli-occhi/



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