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  • Ale Torrini

Iniziamo una nuova settimana...

Parliamo dell'estate infinita 2022

Il mese di giugno chiude con un'anomalia di ben 2.88°C rispetto alla media, al primo posto rimane il 2003.

Secondo i dati dell'Isac-Cnr il mese di giugno appena conclusosi è stato il secondo più caldo mai registrato, con una temperatura media superiore alla norma di 2.88°C. Al primo posto resta giugno 2003 con un'anomalia termica di ben 3.44°C. I valori termici sono risultati superiori alla media su tutto il territorio nazionale, sia per quanto riguarda i valori minimi che massimi. Nel caso specifico dei valori massimi, l'anomalia rispetto alla media sale a 3.24°C a pochi decimi di grado dal record del 2003 che fu 3.89°C. Un giugno oltremodo 'tremendo' con il caldo che non ha mai mollato la presa salvo rare eccezioni e che fa seguito a un mese di maggio altrettanto caldo e anomalo. Una condizione di particolare criticità che riguarda il nostro Paese e non solo, considerando anche lo stato siccitoso che ci penalizza ormai dalla fine dello scorso anno. Scarsità di precipitazioni e prolungate condizioni di caldo anomalo stanno avendo effetti particolarmente gravi sull'ambiente: dai numerosi incendi, alla secca di fiumi e laghi, al rientro dell'acqua salata marina sul Delta del Po per km, allo stato davvero drammatico dei nostri ghiacciai. Luglio sembra confermare questo trend preoccupante, nel quale rientra quanto accaduto sulla Marmolada ieri: ben 10°C a circa 3200m di quota ( quando al massimo se ne dovrebbero registrare 1-3°C)con il distacco del seracco che ha causato la tragedia. Lo zero termico su Alpi e Appennini infatti per giorni e giorni si è mantenuto al di sopra dei 3500-4000m. Allargando l'orizzonte, ci si accorge di un fatto ancor più significativo: il semestre gennaio-giugno del 2022 è stato il più caldo fino ad ora registrato, sempre secondo i dati dell'ISAC-CNR, con un'anonalia media di 0.76°C, che sale a ben 1.07°C se si considera solo il Nord Italia. Un dato davvero importante contestualizzato su una media di 6 mesi. Se le proiezioni stagionali venissero confermate, anche luglio e agosto potrebbero risultare secchi ma soprattutto molto caldi, aggravando ulteriormente la condizione attuale e ponendo le basi per un potenziale 2022 come anno più caldo mai registrato.

Fonte: https://www.3bmeteo.com

Le temperature globali medie sono aumentate considerevolmente rispetto all’epoca che precede la rivoluzione industriale e hanno raggiunto il picco massimo fra il 2010 e il 2019, il decennio più caldo registrato fino ad ora. Dei 20 anni più caldi registrati, 19 si sono verificati dal 2000. I dati del Programma europeo di osservazione della terra Copernicus indicano che il 2020 è stato l'anno più caldo mai registrato in Europa. La maggior parte delle prove scientifiche a disposizione dimostrano che tale anomalia è dovuta all'aumento delle emissioni di gas serra (GHG) prodotte dalle attività umane. La temperatura media globale attuale è tra 0,94 e 1,03 °C più alta rispetto alla fine del diciannovesimo secolo. Gli scienziati ritengono che un aumento di due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali possa avere conseguenze pericolose e catastrofiche sia sul clima che sull'ambiente. Per questo motivo la comunità internazionale concorda sul fatto che il riscaldamento globale debba rimanere ben al di sotto dei 2 °C. Il cambiamento climatico sta già colpendo l’Europa in varie forme, a seconda della regione, portando alla perdita di biodiversità, incendi boschivi, diminuzione dei raccolti e aumento delle temperature. Il cambiamento climatico ha un impatto anche sulla salute delle persone. Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, nel 2015 l’Unione europea è stato il terzo produttore di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti. L'UE è un attore chiave nei colloqui delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e ha firmato l'accordo di Parigi. Tutti i paesi dell'UE sono firmatari, ma le loro posizioni e gli obiettivi comuni di riduzione delle emissioni vengono coordinati a livello dell'UE. Con l'accordo di Parigi, l'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Nel 2021, l’obiettivo è stato portato ad almeno il 55% di riduzione entro il 2030 e alla neutralità climatica entro il 2050. Nel 2008 l’Unione europea ha stabilito l’obiettivo del taglio delle emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990. Le emissioni sono scese del 24% entro il 2019 e del 31% entro il 2020, in parte anche a causa della pandemia di Covid-19. Nuovi obiettivi sono stati fissati nel 2021. Nel 2021 l'UE ha reso la neutralità climatica, ovvero l'obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, giuridicamente vincolante nell'UE. Ha fissato un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. Questo obiettivo di zero emissioni nette è sancito dalla legge sul clima. Il Green Deal europeo è la tabella di marcia affinché l'UE diventi neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. La legislazione concreta che consentirà all'Europa di raggiungere gli obiettivi del Green Deal è stabilita nel pacchetto "Pronti per il 55 " presentato dalla Commissione nel Luglio 2021. Tale pacchetto comprenderà la revisione della normativa esistente sulla riduzione delle emissioni e sull'energia, che sono spiegate più avanti. L'UE sta inoltre lavorando per realizzare un'economia circolare entro il 2050, creare un sistema alimentare sostenibile e proteggere la biodiversità e gli impollinatori. Per finanziare il Green Deal, la Commissione europea ha presentato a Gennaio 2020 il Piano di investimenti per un'Europa sostenibile che mira ad attrarre almeno 1000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati durante i prossimi dieci anni. All'interno del piano di investimento, il Fondo per una transizione giusta è progettato per supportare le regioni e le comunità più interessate da una transizione verde, ad esempio le regioni che sono fortemente dipendenti dal carbone. L'UE ha implementato diversi meccanismi a seconda del settore. Per ridurre le emissioni delle centrali elettriche e delle industrie, l’Unione europea ha messo in pratica il primo mercato delle emissioni. Con il sistema di scambio delle emissioni (ETS, dall’inglese Emissions Trading System), le aziende devono acquistare permessi per emettere CO2. Ciò significa che meno inquinano, meno pagano. Questo sistema copre il 40% delle emissioni totali di gas a effetto serra nell'UE. Il Parlamento europeo sta attualmente valutando la riforma dello schema al fine di allinearlo ai più ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni contenuti nel Green deal. Per gli altri settori, come quello dell'edilizia o dell’agricoltura, le riduzioni verranno attuate tramite obiettivi nazionali calcolati in base al prodotto interno lordo di ciascun paese. Come parte del pacchetto "Pronti per il 55", gli eurodeputati hanno sostenuto l'innalzamento della riduzione per le soglie di emissione di questi settori dal 29% al 40 entro il 2030. Per quanto riguarda il trasporto su strada, nel giugno 2022 ha appoggiato la proposta che mira al raggiungimento di emissioni zero per le auto e furgoni nuovi. Fino ad ora, non esistevano requisiti UE finalizzati alla riduzione le emissioni di gas serra per le navi. Come proposto nel pacchetto Fit for 55, il trasporto marittimo verrà incluso nella riforma del sistema ETS dell'UE. Nel giugno 2022 il Parlamento ha votato a favore di una revisione dell'ETS per il settore dell'aviazione, ivi compresi tutti i voli in partenza dallo Spazio economico europeo in programma. Anche il potere di assorbimento delle foreste viene usato dall’UE per contrastare i cambiamenti climatici. A tal proposito, nel giugno 2022, il Parlamento ha votato a favore di una riforma delle norme che regolano la deforestazione e il cambio di destinazione d'uso dei terreni (LULUCF). Lo scopo è quello di ottimizzare i pozzi di assorbimento del carbonio europei e ottenere una riduzione ancora maggiore dell'attuale obiettivo di riduzione del 55% entro il 2030. Nel luglio 2022, la Commissione europea ha presentato una proposta sul meccanismo di adeguamento alle frontiere per le emissioni di carbonio. L'obiettivo di questo strumento è quello di incoraggiare le aziende all'interno e al difuori dell'UE a decarbonizzare, attraverso l’introduzione di un dazio sull'importazione, per certi prodotti provenienti da paesi extra UE meno ambiziosi sul clima. Questo sistema mira inoltre a prevenire la delocalizzazione delle emissioni di carbonio, che si verifica ogniqualvolta un industrie sposti la propria produzione verso paesi con norme meno rigorose sulle emissioni di gas serra. L'UE combatte il cambiamento climatico con una politica energetica pulita adottata dal Parlamento nel 2018. L'attenzione è sull'incremento al 32% della quota di energia rinnovabile consumata entro il 2030 e sulla creazione di possibilità per le persone di produrre la propria energia verde. Inoltre, l'UE vuole migliorare del 32.5% l'efficienza energetica entro il 2030 e adottare una normativa sugli edifici e gli elettrodomestici. Gli obiettivi per l'energia rinnovabile e l'efficienza energetica saranno rivisti nell'ambito del Green Deal.

Fonte: https://www.europarl.europa.eu/


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